2002-09-26GIOVEDI' 26 SETTEMBRE 2002
Finanziaria: Federterme, ''effetti devastanti'' uscita da Ssn
Radiocor - Roma, 26 set - Escludere le cure termali dal servizio sanitario nazionale comporterebbe, per Federterme, ''effetti devastanti sulle economie locali'' e ''la perdita di migliaia di posti di lavoro''. Per il presidente, Costanzo Jannotti Pecci, l'ipotesi (secondo indiscrezioni prevista in Finanziaria) non determinerebbe risparmi ma una perdita di 400 mln euro: ''Il costo e' di 100 mln. Di sola Iva da attivita' dirette e indotto lo Stato recupera 500 mln''. Uil: 'cari' amministratori, non pagheranno lavoratori e pensionati ''Non debbono scordarsi, i nostri 'cari amministratori' - raccomanda Loy - che oltre 25 milioni di Italiani risiedono in Comuni che hanno applicato tasse locali, che vi sono lavoratori e pensionati che ogni anno versano parte del proprio salario e della propria pensione sia alla Regione che al Comune (anche l'1% di Irpef in piu'). E' questo un problema sociale o no? Forse questi nostri 'cari' - ironizza l'esponente della Uil - amministratori dovrebbero chiedersi se hanno fatto di tutto per sviluppare politiche 'condivise' e 'concertate', anche con il Sindacato, nelle loro citta' e nelle loro Regioni. Una cosa e' certa: non potranno essere lavoratori e pensionati, attraverso la mancata riduzione delle tasse (prevista nella Finanziaria), a risolvere i disagi degli enti locali''. Federterme: disposti a ragionare su aumento annuale programmato ticket L'ipotesi di un'esclusione delle cure termali dal servizio sanitario nazionale sarebbe la conseguenza di una stima erronea dei costi sostenuti dallo Stato, molto piu' alta del dato reale. ''Va chiarito bene - sottolinea il presidente della federazione delle industrie termali che fa riferimento a Confindustria - che il costo e' solo di 100 milioni di euro. Il Governo pensa che comporti un onere piu' alto, e che cosi' potrebbe recuperare risorse. La realta' e' invece che il saldo per lo Stato e' in attivo: escludere il settore dal Ssn sarebbe come darsi la zappa sui piedi''. La spesa ''e' assolutamente sotto controllo, e' sempre rimasta all'interno dei limiti che ci eravamo dati - dice Jannotti Pecci - negli accordi annuali tra Federterme, Regioni, e ministero della Sanita, accordi molto puntuali previsti dalla legge di riordino''. Spesa ''sotto controllo'' tanto che nel 2001 l'onere per il servizio sanitario nazionale ''e' stato piu' bassa delle attese, 195 miliardi di vecchie lire rispetto ai 200 preventivati''. Federterme dice ''no'' ad una misura cosi' drastica come l'esclusione dal Ssn, ma ''sul ticket siamo aperti - afferma il presidente, Costanzo Jannotti Pecci - a ragionare sull'ipotesi di rivederne la misura, oggi intorno ai 35 euro, e di introdurre un aggiornamento annuale programmato''. Costanzo Jannotti Pecci sottolinea che, con l'esclusione dal Ssn, molte stazioni termali rischiano la chiusura, e che ''ci sono territori che senza le Terme scompaiono, chiudono: e' come cancellarli dalla carta geografica, basti pensare ad Ischia, Abano, Salsomaggiore, Sirmione, Salice e, al Sud, a Telese, Castellammare, Acireale, Guardia Piemontese, tanti altri''. Federterme, sottolinea il presidente, ''ha dimostrato in modo scientifico che l'utilizzo di cure termali fa risparmiare farmaci, giornate di assenza dal lavoro, giornate di ospedalizzazione: si risparmia con interventi di bassissimo costo per lo Stato''. Secondo dati di Federterme, il servizio sanitario nazionale genera, direttamente o indirettamente, l'86% dei 362 mln di euro del fatturato complessivo del settore termale riferito alle sole prestazioni sanitarie. L'indotto e' di 3,6 miliardi di euro. Il fatturato a carico del servizio sanitario nazionale, 100 mln euro, incide per lo 0,13% sulla spesa sanitaria pubblica prevista per il 2002. Il settore conta 65mila posti di lavoro, offrendo cure per un milione e mezzo di persone. Finanziaria: rettori a Governo, o 597 mln o crisi atenei ''Senza il recupero di almeno 597 milioni di euro, nella legge finanziaria, gli atenei non saranno assolutamente in grado di garantire il pareggio di bilancio nel rispetto dei vincoli di legge e di mantenere gli stessi livelli di contribuzione studentesca e di diritto allo studio finora assicurati''. E' quanto comunicano al Governo, non escludendo in caso contrario le dimissioni, i rettori delle Universita' italiane.