2008-08-22VENERDI' 22 AGOSTO 2008
###Cina: Pechino torna a puntare sulla crescita e la Borsa spera - TACCUINO DA SHANGHAI
* di Alberto Forchielli (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Shanghai, 22 ago - A Pechino il confronto ideologico fra i fautori della crescita e chi privilegia il controllo dell'inflazione sembra essersi risolto a favore dei primi e la borsa comincia intravedere la possibilita' di un rilancio dopo i mesi difficili culminati nel forte ribasso di lunedi' scorso, con l'indice della Borsa di Shanghai precipitato di 130,74 punti a 2.319,87. A corroborare queste attese e' stata l'uscita allo scoperto del vicepremier Li Kequiang con la dichiarazione che 'accelerare la domanda interna e' essenziale per sostenere la crescita'. 'E' una necessita' urgente - ha aggiunto Li - nel momento in cui si affrontano cambiamenti nella situazione economica internazionale'. Misure importanti non sono ancora state annunciate, ma l'uscita del vicepremier, uomo politico in ascesa dato come probabile primo ministro nel 2013, ha dato il segnale che il confronto politico potrebbe essere giunto a una composizione a favore dei fautori del sostegno alla domanda, anche a fronte di segnali preoccupanti provenienti dal tessuto produttivo interno. Preoccupano la flessione della redditivita' delle imprese (nella sola provincia industriale dello Zhejiang il 20% delle piccole e medie imprese ha riportato perdite nella prima meta' dell'anno) e la contrazione dell'occupazione in province importanti come il Guandong. Se la parola d'ordine fino a pochi mesi fa era la lotta all'inflazione, ora l'accento sembra passare sulla crescita. Che questa linea stia prevalendo traspare anche dal riaffiorare di piccoli 'tax rebates' al settore tessile - il piu' affetto dal rallentamento economico e dalla disoccupazione - e dall'allentamento dei vincoli agli impieghi bancari precedentemente congelati. Fra le preoccupazioni di Pechino il fatto che la crisi possa abbattersi su una domanda interna che sta appena cominciando prender corpo. Nel primo semestre dell'anno, secondo dati delle dogane, l'import di materie prime e' cresciuto piu' del doppio della media complessiva dei periodi precedenti: +69,9%. Minerali ferrosi 77,4%, greggio 67,3%, petrolio raffinato 77,3%, semi di soia 78,3%. Il forte aumento delle importazioni complessive - negli ultimi sei mesi cresciute del 30,6% - con le esportazioni incrementate invece appena del 17,6%, sembrerebbe indicare una decisa variazione di rotta dell'economia cinese, che appare come indirizzata definitivamente a diventare una 'economia matura', concentrata sul consumo e sul proprio enorme mercato interno. Sembrerebbe, ma non e' - o comunque non ancora - osservando invece i valori assoluti, che vedono la Cina importare per 567,57 miliardi di dollari ed esportare per 666,6 miliardi, con un saldo positivo che sfiora e 100 miliardi di dollari nei primi 6 mesi del 2008. Un surplus della bilancia commerciale in calo sul 2007, ma sempre enorme, che a sua volta continua a far galoppare l'inflazione creando una circolazione monetaria troppo massiccia all'interno del Dragone. Se e' pur vero che l'import aumenta piu' dell'export, e' quindi un po' presto per parlare di decisa svolta, fermo restando che il mercato interno cinese sta senza dubbio crescendo, in scia ai nuovi consumi del ceto medio. * Presidente dell'Osservatorio Asia