2009-04-09GIOVEDI' 9 APRILE 2009
###Cina: crediti boom, banche allineate al potere politico contro la crisi - TACCUINO DA SHANGHAI
di Alberto Forchielli* (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 09 apr - Se ogni grande cammino inizia con un piccolo passo, i segnali dal mondo bancario confermano la speranza che la Cina sia sulla buona strada. Di passi in realta' ce ne sono stati diversi e non piccoli: oltre alla vivace dinamica dei prestiti del settore bancario, ci sono stati indicatori positivi sulle attivita' industriali, le buone previsioni della Banca Mondiale, il rallentamento della flessione dell'export, la crescita della Borsa. Il credito concesso dalle banche al mondo produttivo ha raggiunto a marzo 1.870 miliardi di Rmb, portando il totale del primo trimestre a 4.500 miliardi, un valore vicino all'obiettivo fissato dal Governo per l'intero anno a sostegno della ripresa. Il sistema creditizio e' in sintonia con le esigenze del mondo politico, le cui ambizioni coincidono al momento con quelle economiche. Se la ripresa e' la priorita' del paese, ogni strumento deve essere utilizzato. Sembra momentaneamente accantonato il pericolo di ridare fiato ad una conduzione poco trasparente ed efficiente del credito, quella basata sul sostegno delle aziende di stato, tenute in vita per ragioni indipendenti dal loro risultato economico. I crediti inesigibili hanno per anni consentito la permanenza di protezioni (bad loans for old friends) che hanno ritardato, ma non impedito ampi processi di ristrutturazione industriale. I timori che un allentamento dei controlli dia nuovamente luogo a situazioni incontrollate e' forte. Deriva anche dalla differente composizione del portafoglio dei crediti. Nel passato questi erano rivolti alle Soe, State owned enterprises, ed al mercato immobiliare. Erano dunque relativamente sicuri. Oggi invece i prestiti delle banche sono principalmente di natura commerciale (unsecured lending). I loro clienti sono le piccole e medie aziende che, pur svolgendo ora un ruolo preminente nell'economia del paese, sono le piu' esposte ai venti della crisi. Il pericolo e' che un credito facile a loro vantaggio si risolva in un'esposizione eccessiva del sistema creditizio. La manovra espansiva di Pechino e' stata anche imposta dalle decisioni delle banche internazionali. Dopo la parziale liberalizzazione, che consentiva acquisti fino al 25% della proprieta' delle banche cinesi, i grandi istituti internazionali che avevano investito, ad eccezione di Goldman Sachs e Temasek finora, hanno venduto le quote di loro proprieta'. I motivi sono stati principalmente due: la determinazione di rastrellare capitali in una fase delicata e la paura del riaffiorare in Cina dei crediti inesigibili. Pechino, non e' stata certo soddisfatta delle decisioni subite che hanno fatto venir meno le sinergie che si auspicava avessero luogo: apertura del sistema cinese a fronte di capitali e di management. Dopo guadagni sostenuti rispetto alle Ipo, le banche straniere (Bank of America, Ubs, Royal Bank of Scotland) hanno liquidato i loro asset non appena il lock up e' scaduto. Pechino ha risposto con un arsenale nazionalista: maggiori poteri alle sue banche ed estensione dell'obbligo di detenere le azioni da 3 a 5 anni per le banche straniere. *Presidente di Osservatorio Asia (RADIOCOR) 09-04-09 15:27:07 (0245) 5 NNNN